5G Perché non ha senso parlare
di allarmismi e
tanto meno di correlazioni con il virus SARS-Cov-2
- le radiazioni a radiofrequenza, quelle che normalmente da 100 anni usiamo almeno in parte per le comunicazioni wireless, sono radiazioni ionizzanti? NO!
- Ma cosa si intende per “radiazioni ionizzanti”? Si intende qualunque tipo di radiazione, non soltanto elettromagnetica, i cui fotoni possiedono abbastanza energia per poter strappare elettroni agli atomi.
- La relazione che lega l’energia di un fotone alla frequenza della radiazione a cui appartiene si chiama “Legge di Planck” https://it.wikipedia.org/wiki/Legge_di_Planck e dimostra che c’è una diretta proporzionalità tra le due grandezze. Possiamo quindi tranquillamente parlare di frequenze sapendo che se un fotone ha una frequenza doppia rispetto ad un altro avrà anche una energia doppia.
- Detto ciò specifichiamo che le radiazioni ionizzanti sono: i Raggi X, i Raggi Gamma (quelli che normalmente chiamiamo Radioattività e sono sprigionate da materiali fissili come Uranio, Radio, Cesio, Plutonio, ma in quantità molto minore anche dal terreno che calpestiamo) e in parte i Raggi Ultravioletti UV (quelli con cui ci inonda normalmente il Sole ogni giorno).
- I Raggi UV hanno frequenze che partono dai 749 TeraHertz, dove 1 TeraHertz corrisponde a 1000 miliardi di Hertz, cioè 1000 miliardi di oscillazioni al secondo.
- Le radio frequenze coprono uno spettro molto ampio ma molto distante da quella dei Raggi UV, si estende dai 100KiloHertz ai 300 GigaHertz. Usando la Legge di Planck si deduce che un fotone a 300 GigaHertz ha una energia oltre 1000 volte inferiore rispetto al fotone meno energetico che oscilla alla frequenza più bassa (749 TeraHertz) dei Raggi UV.
- Assoldato quindi che le radiazioni elettromagnetiche non sono assolutamente radiazioni ionizzanti dobbiamo anche tenere conto che in mezzo tra le due ci sono gli Infrarossi e la Luce Visibile (quella che tutti, a parte i ciechi, vediamo con i nostri occhi).
- Ma avete mai cotto qualcosa in un forno a microonde o in un forno tradizionale che usa gli infrarossi o vi siete mai scottati perché siete stati al Sole troppo a lungo? Quindi anche queste frequenze non ionizzanti qualche danno lo possono fare, normalmente innescano una serie di reazioni chimiche che noi normalmente chiamiamo “Cottura del Cibo”.
- Il forno a microonde cuoce le cose sparando radiofrequenze a 2,45 GigaHertz, praticamente la stessa frequenza che usa il vostro router WiFi o la WiFi dello smartphone. Ma nessuno si brucia stando vicino ad un router WiFi. Come mai? Perché la frequenza in se non è sufficiente a cuocere o a fare qualche tipo di danno, per rendere possibile questo occorre inserire un’altra variabile: la Potenza. I forni a microonde lavorano a secondo della funzione scelta con potenze che possono andare dai 100W a anche 1500W in alcuni modelli, un router WiFi eroga una potenza di circa 0,1W. In pratica sia il microonde che il router producono uguali fotoni ma quest’ultimo ne produce 1000/2000 volte meno.
- Non sottovalutiamo quelli che vengono definiti “danni da calore”. Essendo il nostro corpo esposto costantemente a radiazioni a radiofrequenza di ogni genere anche se con potenze poco elevate potrebbe esserci il rischio di un aumento della temperatura corporea interna (come quando si sta una giornata intera in spiaggia o si lavora in campagna sotto il sole) e ciò non è del tutto innocuo. A parte gli evidenti rischi esterni di scottature il danno da calore è una delle cause possibili di alcune tipologie di tumore. In ogni caso le radiofrequenze a potenze così ridotte, anche se per tempi prolungati, non sono in grado di aumentare la temperatura corporea di nemmeno 1 Grado, in sostanza rientra nella normalità delle variazioni di temperatura giornaliera dei nostri tessuti interni e in definitiva il nostro corpo non se ne accorge neanche.
- Vengono per prudenza però fissati dei limiti, ci sono dei valori di SAR (Tasso d'assorbimento specifico) e del CEM (campo elettromagnetico) che per sicurezza non devono essere superati per periodi di tempo troppo lunghi. SAR e CEM sono delle linee guida che danno dei parametri specifici sopra cui non andare ma ogni nazione può decidere quale valore massimo adottare a patto che non superi quelli consigliati e trasformarli in limiti di legge. In maniera specifica l’Italia ha applicato queste linee guida in modo molto stringente, i nostri sono molto più bassi dei parametri massimi consigliati dallo IARC (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro) o l’ICNIRP (Commissione Internazionale per la protezione dalle Radiazioni non-ionizzanti).
- I complottari contestano però il fatto che non esistono studi sul 5G, ma qua si sbagliano di grosso. Esistono, eccome! Le onde elettromagnetiche e le radio frequenze vengono utilizzate da moltissimo tempo (almeno dal 1864 in campo sperimentale) esistono studi specifici a partire dagli anni 70 fino ai giorni nostri. ICNIRP stesso, proprio a Marzo 2020, ha pubblicato un aggiornamento delle linee guida citando studi che partono dal 2013 ad oggi e queste linee guida continuano a riportare valori massimi più alti rispetto allo standard imposto per legge.
- Si, perché il punto cruciale, quello che gli amanti del complotto non sanno, è che il 5G NON È una nuova tecnologia di trasmissione dei dati. Per fare un parallelismo noi umani fino a 3 anni fa osservavamo l’universo attraverso la luce visibile, gli infrarossi, gli ultravioletti, i Raggi X, Gamma, Onde Radio. Poi è arrivata una nuova tecnologia completamente diversa da quella precedente, cioè quella degli interferometri per misurare le onde gravitazionali. Nel 5G invece non c’è nulla di diverso da quello che abbiamo usato fino ad ora, continuiamo a sfruttare quelle onde elettromagnetiche che da sempre usiamo dal secolo scorso fino ad ora, visto che le frequenze del 5G già le stiamo utilizzando ma per altre cose.La frequenza di 700 MegaHertz che sarà quella più usata dalla rete 5G è tutt’ora utilizzata dal Digitale Terrestre.I 3,7 GigaHertz, che è la frequenza intermedia, è quella che attualmente occupano le reti WiMax (Deltaweb, Eolo).
- La differenza tecnologica sta nella modalità di compressione dei dati che ci è stata resa possibile con l’utilizzo di microprocessori e periferiche più potenti di quelle che erano a disposizione di quando fu ingegnerizzato ad esempio il 4G.
- La frequenza nuova, quella che ora nessuno utilizza, è quella dei 27 GigaHertz. Quella che fa più gridare allo scandalo perché richiede molte antenne, ma tranquilli! Se vivete in centri piccoli non ne vedrete mai una in quanto queste richiedono un dispendio in termini di infrastrutture che non sono convenienti da installare in zone poco densamente popolate. E se vivete anche in grandi città per via dell’alto costo sarete destinati a non vederle in maniera molto diffusa, e probabilmente sarà limitata a spazi ristretti o per aziende che ne faranno richiesta.
- Nel caso specifico dei 27 GigaHertz c’è da dire che le onde elettromagnetiche a questa frequenza si propagano a distanza molto breve e vengono schermate molto facilmente, bastano i normali abiti anche estivi, un foglio di carta, le foglie degli alberi per far decadere il segnale. Quindi non arriveranno mai ad irraggiare i nostri organi interni sebbene i fotoni emessi a 27 GigaHertz hanno molta più energia rispetto a quelli emessi a 700 MegaHertz, la nostra pelle stessa è sufficiente per fare da scudo e gli eventuali danni da calore per i tessuti esterni sono in questo caso davvero trascurabili se non inesistenti. La cosa esilarante è che proprio per questo motivo i 27 Giga esigono molte antenne e su questo i complottari delirano sul taglio di alberi!
- Per chiarezza c’è da fare un discorso sui fotoni. Qualcuno potrà dire che magari i fotoni emessi dal 5G sono diversi da quelli emessi da un’altra fonte elettromagnetica come il digitale terrestre o il WiMax. Detta in parole povere questa è una CAGATA PAZZESCA [Cit.].I fotoni a parità di frequenza sono tutti uguali, anzi la fisica parla proprio di concetto di indistinguibilità https://it.wikipedia.org/wiki/Particelle_identiche . Quando si dice che due particelle, nel nostro caso i fotoni, sono identiche non significa solo che hanno entrambe le stesse caratteristiche ma che non c’è modo di marchiarle e di renderle riconoscibili. Ne consegue che un fotone qualsiasi sia la sua frequenza è uguale a qualsiasi altro fotone con la stessa frequenza a prescindere da chi o cosa li abbia generati.
Daniele
Tagliati 22/04/2020
Fonti:
Marco
Coletti laurea in fisica presso l’Università Statale di Milano - Divulgatore Scientifico
https://www.airc.it/cerca?q=elettromagnetiche
https://www.airc.it/cerca?q=elettromagnetiche

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